Il modello che usiamo ha cent'anni. E si vede.

Il modo in cui lavoriamo oggi non è sempre esistito. È il risultato di una scelta precisa, fatta in un altro tempo, per un altro mondo.

Nel 1926, Henry Ford introdusse la settimana lavorativa di cinque giorni nelle sue fabbriche, dopo aver osservato che ridurre l’orario migliorava la produttività.

Fu una decisione rivoluzionaria. Ma soprattutto, fu una decisione pragmatica (e opportunistica).

Un modello pensato per un altro mondo

Quello schema nacque per un'economia industriale, basata sulla presenza fisica, su processi lineari e ripetitivi. Un mondo senza lavoro digitale, senza automazione diffusa, senza intelligenza artificiale. Un mondo in cui il tempo trascorso alla catena di montaggio era una misura ragionevole del valore prodotto.

Oggi il lavoro è sempre meno legato al tempo e sempre più legato al valore generato. La tecnologia accelera i processi. L'intelligenza artificiale aumenta la produttività per ora lavorata in modi che sarebbero stati inimmaginabili cent'anni fa. Eppure continuiamo a misurare il lavoro con lo stesso schema.

Non è il lavoro ad essere fisso. È il modello.

Ogni volta che il modello è stato aggiornato — quando si passò da sei a cinque giorni, quando si ridussero le ore giornaliere — il risultato fu migliore per tutti. Non fu un atto di generosità. Fu una scelta intelligente, coerente con il proprio tempo.

Forse è il momento di fare la stessa cosa: leggere il nostro tempo, e agire di conseguenza.

Il contesto è cambiato. Gli strumenti ci sono. Le evidenze anche.

Grazie Ford, ora sta a noi!